Il volontario ideale: come trovarlo ed essere felici

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Appena è salita sul palco Laura, una dei 5 fundraiser che hanno aperto in plenaria il Festival del Fundraising 2015, si è presentata con 3 immagini: il mare della Sardegna, i ricci di mare e i suoi genitori. Io aggiungo 3 caratteristiche che incarna in pieno e che qualsiasi fundraiser impegnato nel reperimento e fidelizzazione dei volontari dovrebbe avere, o almeno cercare di sviluppare per ottenere un buon risultato.

Positività: un sorriso e una risata contagiosi, simpatia e gentilezza sono il biglietto da visita vincente per rompere il ghiaccio e entrare in intimità con chi non ci conosce, ma potrebbe aver voglia di dedicare il suo tempo proprio alla nostra organizzazione!

Passione: il fundraiser che incontra un nuovo volontario e lo informa sui progetti dell’organizzazione deve essere il primo a credere fermamente nella causa: deve convincerlo che il suo lavoro è prezioso tanto quanto quello dell’ufficio fundraising, perché il volontario è lo specchio dell’organizzazione all’esterno.

Senso pratico e organizzazione: il fundraiser che si occupa dei volontari di una piccola – media onp deve coordinare non solo se stesso ma anche le attività di altre 20, 100, 200 persone. Non è semplice: da una parte è infatti indispensabile curare la relazione con ogni volontario, nello stesso tempo è fondamentale tenere le redini logistiche, per evitare che altri prendano iniziative non concordate insieme che potrebbero anche ledere l’immagine dell’ onp.

Laura Boi, fundraiser presso Antoniano onlus di Bologna, ci racconta la sua esperienza.

Laura, dalla Sardegna al palco del Fundraising’s got Talent per raccontare la tua storia. Ci racconti qual è il tuo talento come fundraiser?

Non credo di avere talento più di altri. Posso solo dire che la determinazione, credere fortemente nel valore del nostro lavoro, cercare di svolgerlo al meglio, ricordarsi dell’obiettivo e mixare tutto questo con la creatività mi permettono di fare con entusiasmo raccolta fondi. L’aspetto più bello è raccontare agli altri cosa facciamo, siano essi sostenitori o semplicemente curiosi che mi chiedono: “Ma che lavoro fai!”.

All’Antoniano di Bologna ti occupi, tra le altre cose, di reperire e fidelizzare i volontari per il progetto dedicato alle persone senza fissa dimora o in situazione di difficoltà economica. Quali sono i principali canali che usi e le strategie che adotti per far conoscere la vostra realtà sul territorio?

Abbiamo iniziato a immaginare cosa potevamo offrire agli eventuali nuovi volontari (in termini di attività) e quali necessità avevamo in Antoniano.Una volta chiariti questi due aspetti abbiamo iniziato una campagna ufficiale di ricerca volontari con questi strumenti:

> Adwords
> Sito
> Locandine (diffuse a tappeto in punti strategici della città)
> Annunci in parrocchia.
> Call sui social.
> Passaparola tra i gruppi già consolidati che ruotano intorno alla onlus (comitati, ecc.).
> Volabò (Centro Servizi per il Volontariato di Bologna, ndr)
> Gruppi scout.
Questo ci ha permesso di raggiungere target differenti e di avere un gruppo di volontari variegato per età e per contesto sociale di appartenenza (nel giro di un paio di mesi siamo passati da 10 a 70 volontari). Naturalmente il canale del passaparola di chi ha fatto l’esperienza e si è trovato bene è impagabile!
I passi successivi sono stati:
> selezionare i volontari
> far conoscere loro la struttura e i servizi
> far fare a quelli che ci sembravano più adatti per le attività un giorno di prova
> iniziare a strutturare 1 incontro mensile di formazione per tutti i volontari con aperitivo finale (sviluppo competenze e creazione di un gruppo coeso).
> chiedere loro testimonianze sulle esperienze vissute
> coinvolgerli via via in altre attività legate alla onlus (al di fuori del servizio di volontariato ufficiale per cui si erano rivolti a noi la prima volta).

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Per fare il volontario è sufficiente credere nella buona causa dell’organizzazione o ci sono realtà dove è più indicato che chi vuole dedicare il suo tempo abbia caratteristiche che lo avvicinino il più possibile al “volontario ideale”?

La ricerca di volontari non deve essere diversa dalla ricerca di un collaboratore o dipendente. Il volontario deve rispondere a determinate caratteristiche. Una profilazione e una “Job description” facilitano notevolmente l’individuazione del volontario più adatto. La buona causa è un tassello importante, ma anche il tipo di attività svolto, il tipo di supporto ricevuto e la soddisfazione per il servizio reso. Senza un mix di questi 4 aspetti c’è un rischio di turn over molto elevato.

Quali caratteristiche deve avere e quali strumenti può utilizzare il fundraiser per valutare se chi si propone per fare il volontario, oltre che essere motivato, è anche capace di comunicare con efficacia la mission?

Ogni volontario ha i suoi punti di forza. Sta a noi individuarli e metterli nelle condizioni di fare al meglio il loro lavoro. Ci saranno volontari che forse non saranno mai bravi a raccontare correttamente la nostra mission e altri che saranno invece da mandare in prima linea per le loro capacità comunicative. L’importante è trovare il ruolo ideale per ognuno di loro. Non possiamo pretendere che tutti siano ugualmente efficaci in compiti differenti.

Parliamo di banchetti! Attraverso questo strumento il volontario rappresenta all’esterno la buona causa dell’organizzazione e il suo compito è avvicinare e coinvolgere i passanti, raccogliendo le loro anagrafiche o convincendoli a donare per i progetti dell’organizzazione.
Quali sono secondo te i presupposti fondamentali per poter realizzare efficacemente questo tipo di azione in termini di raccolta?

Attualmente noi non raccogliamo donazioni continuative con i banchetti ma solo donazioni one-off. In questo caso, ciò che funziona meglio è:
> Personale motivato e capace di raccontare all’esterno la mission (in questi casi non guasta una formazione ad hoc da fare al volontario)
> la presenza di un gadget significativo per chi fa la donazione
> punti strategici in città (luoghi di grande visibilità e passaggio, es. piazze centrali)
> associarsi ad altri eventi (es. sagre, manifestazioni o simili) per ampliare il pubblico naturale
> essere ben visibili e identificabili (sia con il banchetto che come volontari)
> trovare sempre modi accattivanti per attirare i donatori al banchetto che per il futuro donatore non siano troppo invadenti, ma ne stimolino la curiosità (altrimenti rischiamo di essere schivati come schiviamo le telefonate promozionali delle compagnie telefoniche).

Quanto è importante per una piccola o media onp che cerca di posizionarsi sul territorio e ottenere maggiore visibilità utilizzare lo strumento del banchetto?
E quanto la proposta di un gadget o di un prodotto solidale – magari fatto a mano – può stimolare e aiutare ad ottenere una donazione?

Il banchetto è uno strumento prezioso, ma anche costoso se non svolto con il supporto dei volontari. Sicuramente è un ottimo modo per farsi conoscere. In questo caso i gadget aiutano doppiamente. Da una parte la persona torna a casa con qualcosa di tangibile che ricorda l’onp, dall’altra ci avviciniamo alla percezione di un acquisto e quindi è più facile per il donatore fare la donazione. Per i banchetti con l’obiettivo delle donazioni continuative invece è sicuramente più forte e vincente il coinvolgimento dei volontari nella buona causa. In generale, per le piccole onp il fattore Motivazione dei volontari è estremamente importante. Quando non si è “famosi” la motivazione e l’entusiasmo aiutano a sopperire l’essere sconosciuti.

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