Chi è quello giusto? Lo chiediamo a Italia Non Profit!

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Siamo partiti con l’idea di fare un’intervista. Poi Mara e Giuila, di Italia Non Profit, si sono lasciate prendere la mano… Ma non vi preoccupate, ci sono talmente tanti spunti che le loro parole scorrono come l’acqua!

 

Allora, l’idea di questa intervista nasce dall’ultimo tool che avete implementato, il servizio “Quello Giusto”, che poi è diventato For Non Profit. Qualche settimana dopo, infatti, lo staff del Festival del Fundraising ha lanciato il Non Profit Day in collaborazione con il Sole 24 Ore con uno speciale focus sui fornitori, e persino Assif ha una nuova area dedicata. C’è davvero questo bisogno? Quali sono state le vostre riflessioni in merito?

 

For Non Profit nasce dall’ascolto attento e diffuso della community che si è creata attorno ad Italia non profit in questi anni di lavoro. Da un lato, gli enti – tanto quelli più professionalizzati e strutturati, quanto quelli di dimensioni più piccole con personale interno principalmente a carattere volontario – dall’altro lato, i professionisti e i fornitori del non profit, si sono rivolti a noi per comprendere come migliorare questo incontro.

Il tema di trovare il fornitore giusto è molto sentito: i focus group, gli incontri con i player del mercato, la partecipazione a gruppi di lavoro le più di 1500 richieste spontanee arrivate alla piattaforma hanno mostrato come vi sia una asimmetria informativa tra le parti e la crescente necessità di costruire percorsi di reciproca conoscenza.

Il marketplace di For Non Profit - nasce proprio in questo senso, per permettere di migliorare questo importante incontro e offrire la possibilità ad ogni organizzazione di accedere ad informazioni cruciali per definire una collaborazione con un professionista/fornitore esterno. Su For Non Profit, infatti, vi sono realtà piccole, spesso molto vicine alle organizzazioni, ma meno conosciute, così come aziende e freelance “storici” del mercato.

Noi abbiamo, da sempre, una attenzione particolare per il mercato dei beni e dei servizi acquistati dalle non profit: la loro “misura” permette di far emergere ancora di più la professionalità di un Settore che viene spesso relegato ed interpretato come quell’insieme di attività che vengono svolte solo nel tempo libero, mentre stiamo parlando di oltre 21 miliardi, l’1,3% del PIL Nazionale, un valore pari ad una manovra finanziaria. Dalle ultime elaborazioni dell’Istat sul censimento del 2015, risulta infatti che più di un terzo dei costi sostenuti dalle oltre 330mila organizzazioni non profit è rappresentato da acquisti di beni e servizi. Trovare partner qualificati che supportano il Terzo Settore nella sua crescita è una issue importantissima per le singole organizzazioni. Il fatto che altri attori di rilievo come ad esempio il Festival del Fundraising abbiano ideato iniziative specifiche volte a favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di servizi per le organizzazioni non profit è sicuramente molto interessante per la crescita del Settore e una conferma delle necessità che gli operatori stanno evidenziando.

Italianonprofit

Per chi non vi conosce, (cioè in pochissimi) puoi ricordarci tre motivi per cui un ente non profit dovrebbe iscriversi su Italia Non Profit?

 

Italia non profit è la piattaforma gratuita che avvicina, orienta e fa conoscere il Terzo Settore alle persone e ai donatori istituzionali grazie alla condivisione di dati e informazioni sul ciclo di vita delle organizzazioni non profit. Tre parole chiave che evidenziano i vantaggi per gli enti:

DIGITALE

Essere su Italia non profit permette alle organizzazioni di sfruttare le potenzialità del digitale: non solo in termini di relazioni con potenziali donatori, che la piattaforma facilita e incentiva, ma anche attraverso gli strumenti digitali che offre agli enti e agli operatori. Da un lato, infatti, i cittadini e i donatori possono entrare in contatto con gli enti visitando le pagine personalizzate delle singole organizzazioni sulla piattaforma (sono tantissime le interazioni che partono dalla visita della scheda ente o dalle ricerche all’interno del nostro motore di ricerca); dall’altro, grazie all’adesione, le organizzazioni attivano una serie di strumenti digitali che li supportano nella vita quotidiana (strumenti per gli adempimenti legati alla trasparenza, funzionalità bandi attivi, Passaporto Digitale, analisi e insights sul Settore)

 VISIBILITÀ

Le organizzazioni che partecipano ad Italia non profit hanno la possibilità di farsi conoscere al di fuori del Settore: tutte le nostre campagne, iniziative, analisi e studi sono creati proprio per far emergere il valore del Terzo Settore non solo e non tanto a chi già lo conosce ma soprattutto per arrivare a chi ancora non ha incontrato il non profit (o non ne ha consapevolezza). Ci occupiamo quindi, sia di diffondere informazioni sul Settore veicolando verso la stampa generalista e verso quella di settori specifici (tempo libero, digitale, economic, etc); sia di dotare gli enti di strumenti concreti per aumentare la propria visibilità (come la Coccarda della Trasparenza e la Scheda Ente, ma anche fornendo dati utili su come i cittadini si interfacciano con loro all’interno della piattaforma).

 

CONTENUTI

Aderire alla piattaforma significa anche avere a disposizione contenuti e informazioni sempre aggiornate sulle novità e i trend del Settore che orientano gli enti nella gestione quotidiana ma anche nel rapporto con gli stakeholder. Abbiamo due sezioni principali dedicate a dare supporto preciso e tecnico alle organizzazioni e agli operatori: la Guida alla Riforma del Terzo Settore, in aggiornamento, che presenta l’importante novità legislativa dandone un quadro chiaro e completo; Il Glossario del Terzo Settore che fornisce supporto tecnico e specifico relativo ai singoli aspetti del non profit: quali sono i documenti obbligatori, quali caratteristiche hanno le forme civilistiche, come poter accedere ai contributi come 5 e 8 per mille, etc.

 

E dal punto di vista del fundraising, cosa ci dite? Essere presenti su Italia Non Profit funziona?

 

I donatori che scelgono Italia non profit come luogo e strumento di orientamento sono in aumento, crediamo molto in questa attività e stiamo lavorando ad alcune interessanti novità per il prossimo autunno.

Anche in questo caso, come per Quello Giusto dedicato ai fornitori, lavoriamo per favorire e facilitare l’incontro tra chi desidera donare (tempo, denaro, beni, servizi) e chi invece è in cerca di supporto. Nel corso dell’ultimo anno abbiamo affiancato numerose aziende desiderose di offrire un sostegno concreto alla crescita delle organizzazioni iscritte a Italia non profit e ai loro progetti.

Ci piace in queste occasioni ricordare anche alcune iniziative dedicate ai donatori e ai potenziali donatori: persone che spesso si interfacciano in maniera più inconsapevole al Terzo Settore. Proprio per loro sono pensate alcune sezioni come ad esempio il Marketplace dei Regali Solidali di Natale: qui le organizzazioni non profit iscritte alla piattaforma hanno la possibilità di mostrare i propri prodotti di Natale ad una platea di utenti molto ampia. I risultati dello scorso anno sono stati davvero molto interessanti in termini di qualità del traffico e target raggiunti, tanto che numerose realtà hanno condiviso con noi gli esiti positivi della partecipazione.

 

 

Avete lanciato anche il contest Wannabe Digital, che io personalmente ho adorato. Dal vostro osservatorio, che è abbastanza privilegiato, come si sta muovendo sul digitale il mondo non profit?

Il non profit, non diversamente da altri settori, sta già vivendo la trasformazione digitale: le campagne online, le professionalità interne, gli strumenti che utilizza vanno proprio nella direzione in cui stanno andando gli altri comparti (sicuramente con una velocità per certi versi diversa, dettata dalle caratteristiche proprie del non profit). Le potenzialità del digitale sono conosciute e gli operatori (siano essi collaboratori interni o consulenti esterni) ne sono consapevoli.

Quello che abbiamo raccolto dalla community che ha partecipato al primo appuntamento di Wannabe Digital, cioè il contest per accedere gratuitamente ad un evento formativo dedicato al digitale (e poi dai diretti vincitori), è una grande spinta verso l’innovazione digitale: servono strumenti e decisori/board che assecondino questa spinta e che supportino i professionisti. Decisori “illuminati” che comprendano che anche il digitale necessita di test: bisogna darsi la possibilità di provare e sbagliare, di analizzare correttamente i dati che mette a disposizione questo mondo e di prendere la strada più corretta per la mission dell’ente.

Gli operatori lo sanno (lo abbiamo rilevato anche nel nostro Report 2018 su Terzo Settore e Trasformazione Digitale), ma devono essere adeguatamente supportati. Italia non profit, in questo contesto, desidera offrire un aiuto valido ed essere un partner concreto per tutti gli enti e i professionisti che vogliono sfruttare il digitale. Con il contest abbiamo offerto una prima opportunità di formazione: Wannabe Digital è un percorso a più tappe che procederà e che darà l’occasione agli enti e agli operatori di ingaggiarsi ancora di più sul tema, di discuterne, di fare rete e di scoprire come far entrare il digitale all’interno del proprio lavoro quotidiano e di sistema.

 

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Una domanda un po’ più personale: in questo momento il terzo settore sta subendo un attacco senza precedenti, facendo quasi da catalizzatore di risentimenti e rancori sotterranei. Voi, che avete fatto della trasparenza e dell’accountability il vostro stendardo, pensate che i dati ci salveranno? o contro i bassi istinti non c’è più dato che tenga?

 

Quando si pensa a come le persone interpretano il non profit, per chi lo conosce da dentro, c’è sempre un po’ l’effetto Sottosopra (o Upsidedown) della serie tv Netflix Stranger Things.

Su un piano, la realtà, quella in cui gli operatori del Settore, le organizzazioni, con operosità e professionalità forniscono non solo aiuto ai più bisognosi ma anche servizi alla persona, sostituendosi e integrando il sistema di welfare pubblico. Non si tratta di una realtà narrata o studiata a tavolino: sono gli stessi dati, le rilevazioni, le analisi che vengono compiute su ogni tipo di mercato – e sul non profit specifico – che fanno emergere il grande apporto e il peso specifico che questo Settore ha. Ci si aspetta che ciò dovrebbe bastare.

E invece c’è un altro piano, quello dei “rancori sottorranei” di cui parli: le percezioni e il sentire dell’opinione pubblica. Sono dovuti a come comunicano gli enti il proprio operato? Al fatto che solo i grandi casi riescono ad entrare nelle notizie di cronaca e le informazioni che girano sono spesso approssimative? Alle modalità che alcuni politici hanno di utilizzare i social network? Alla semplificazione data dai media?

Crediamo che il non profit debba affrontare la grande sfida di utilizzare anche i dati e le informazioni (non solo le bellissime storie dalle quali è composto) per far emergere il suo valore, ma non solo, per raggiungere tutti gli obiettivi che si è posto, come generare una migliore convivenza civile, che passa anche dall’opinione pubblica. Ha tutti gli strumenti per farlo ed è, oggi più che mai, un suo dovere perché anche chi gli muove critiche beneficia dell’impatto sociale che genera.

 

 

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