Raccolta Fondi al Sud, intervista a Massimo Coen Cagli

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Chi viene al Sud piange due volte: quando arriva e quando se ne va. E chissà se è vero anche per il mondo della raccolta fondi al Sud Italia. Nel mio ultimo post ho messo nero su bianco la mia esperienza di fundraising in Calabria, per stimolare una riflessione più che per raccontare come si fa. Questa volta ho chiesto a Massimo Coen Cagli, fondatore e direttore scientifico di Scuola di Roma Fund-raising.it, promotore della Scuola di Fundraising del Sud ( e di origine meridionale per chi non lo sapesse), di condividere, tramite Racconta Fondi, la sua storia di professionista che ha modo di confrontarsi con l’amato e amaro Sud.

Raccolta fondi al Sud Italia: quanti anni e che tipo di esperienza hai da raccontare?

Io sono Napoletano di origine e durante il terremoto dell’Irpinia 1980 già facevo fundraising (non si chiamava così allora!) con le associazioni di italiani all’estero o attraverso le sottoscrizioni, per avviare una attività di tutela dei diritti e di creazione di lavoro per i giovani a Lioni, dove gestivo il centro dei difensori civici. Poi mi è capitato di assistere organizzazioni meridionali nel campo del sociale e della cultura. Così ho avuto modo di osservare organizzazioni farlo anche senza una assistenza professionale, per esempio L’Altra Napoli. Mai avuto problemi particolari  nel trovare donatori. I problemi sono altrove.

Testa dura, corruzione, mancanza di professionalità, ma tanto cuore. Solo stereotipi o c’è un fondo di verità?

Appunto. I problemi sono altrove. Più che corruzione (quella ha un interesse relativo al fundraising), direi problemi strutturali: un’economia privata meno sviluppata (la ricchezza c’è, ma spesso in posti infrequentabili), una certa cultura diffusa dell’assistenzialismo (ingenerata dal mondo della politica più che dalla società stessa) e quindi di un minore interesse ai beni comuni. Ma anche tanto cuore e passionalità che nella raccolta fondi serve: vanno però accesi, e non sempre lo si fa.

Basta rappresentare il Sud come sfigato e retrogado. Alla fine si rischia di essere quello che la rappresentazione della realtà desidera che sia. Il Sud è fortissimo!

La conseguenza è un livello di professionalità minore. Credo che tutto ciò sia dovuto al fatto che nessuno investe in questo senso: né gli enti pubblici né il non profit stesso. Sono allibito dal fatto che le organizzazioni del settore non facciamo nulla per diffondere una moderna cultura del fundraising proprio nel posto in cui ne serve di più.

C’è qualcosa che chiunque decida di fare raccolta fondi al Sud, dovrebbe rigorosamente tenere in conto?

Sì, e ne sono convinto. A parte utilizzare in modo professionale tutti gli strumenti che in Italia e nel mondo si usano, legare la donazione a una dimensione di partecipazione diretta e di coinvolgimento dei donatori. C’è una domanda largamente disattesa al Sud che è quella della partecipazione attiva alla vita civica e sociale. Non è una domanda di tutti, ben inteso, ma di buona parte dei cittadini (che poi sono anche imprenditori, amministratori, ecc..). Al Sud, dove dobbiamo ricostruire gran parte del welfare distrutto da mala politica e crisi economica, il fundraising non può che avere un forte senso civico (nel senso del principio costituzionale della sussidiarietà). Insomma puntare sulla società civile.

Hai a disposizione i tre desideri del genio della lampada per una campagna di raccolta fondi in una regione del Mezzogiorno…

Se ho capito bene il senso della domanda rispondo che chiederei per la cultura, i servizi sociali, e il lavoro per i giovani. In un altro senso chiederei solo una cosa: basta rappresentare il Sud come sfigato e retrogado. Alla fine si rischia di essere quello che la rappresentazione della realtà desidera che sia. Il Sud è fortissimo!

Raccolta Fondi al SudA Bari nel 2014 e a Crotone nel 2016  la Scuola di Roma ha organizzato incontri sul fundraising. Come sono nate le iniziative e soprattutto, come sono andate

A Bari, insieme al Consorzio Nova, abbiamo deciso, con coraggio, di fare una tappa del nostro pensatoio “Fundraising. Un altro Welfare è possibile”. Una grande consultazione di base per contribuire alla riforma del terzo settore inserendo misure di potenziamento del fundraising. Il punto di vista del Sud (organizzazioni, aziende, istituzioni) era fondamentale a mio avviso. Una mare di gente, la presenza qualificatissima della Fondazione con il Sud e di confindustria e un grande amministratore pubblico: lo scomparso Guglielmo Minervini. Un grande successo. In mezzo tante iniziative locali di presentazione del fundraising. Poi di recente a Crotone un gruppo di organizzazioni locali e soprattutto l’associazione Futura Kroton hanno preso il coraggio a due mani e mi hanno invitato a dire cosa sia il fundraising e perché è importante fare raccolta fondi al Sud lanciando anche una prima offerta formativa. Tanta gente e una grande voglia di imboccare questa strada. Sono sicuro che sono cose che daranno i loro frutti.

Ora puoi svelarci cosa bolle in pentola: cosa si sta realizzando nel mondo della raccolta fondi al Sud Italia?

Ecco, appunto! I frutti adesso si vedono. E’ nata la Scuola di Fundraising del Sud grazie ad una rete di professionisti e organizzazioni che su proposta della Scuola di Roma hanno deciso di gettare il cuore oltre “gli ostacoli” e di dare corpo ad un insieme di servizi  di formazione e consulenza ad alta qualità e basso prezzo. Direi che questa è la nostra Responsabilità Sociale di Impresa. La presenteremo a Napoli pubblicamente il 10 marzo e sarà un occasione per vedere chi ci sta a collaborare a questo progetto. Ma molte adesioni le stiamo raccogliendo sia da professionisti che da organizzazioni e loro reti. Speriamo anche in una adesione di amministrazioni e della filantropia istituzionale che potrebbero investire in questo progetto.

Non c’è il rischio che venga confinato alla città partenopea?

Assolutamente! Abbiamo già antenne della Scuola del Sud in Puglia, Campania e Calabria e sono sicuro che a breve ce ne saranno nelle altre regioni. E’ solo l’inizio di una lunga marcia che vedrà coinvolti tutti i fundraiser meridionali sia quelli che hanno consapevolezza di esserlo sia quelli che da tanto fanno raccolta fondi al Sud senza sapere di essere fundraiser. A proposito: tu che fai: sali sul carro?

 

 

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