La tua campagna? Raccontala con un fumetto

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“Abir ti riguarda”, un fumetto che ritrae una giovane donna e in poche righe racconta la sua storia.

“Abir voleva diventare un’insegnante, ma una bomba ha distrutto la sua scuola. Ora vive in tenda con altre nove persone”. E’ questa, insieme ad altre 7, la storia in cui ti imbatti passeggiando tranquillamente per le vie del centro di Bologna. Sembra uno dei tanti murales che riempono i muri della città, ma non è così: si tratta di una campagna di sensibilizzazione ideata dalla ong GVC per ricordare ai passanti di una guerra dimenticata e dei suoi effetti devastanti – per e convincerli a sostenere la campagna.

Ce ne parla Flavio Tieri, responsabile della raccolta fondi di GVC.

Una campagna trasversale

Come nasce la campagna di sensibilizzazione #SupportSyria e qual è l’obiettivo che vi prefiggete?

La campagna fa parte della nostra strategia di advocacy sulla crisi siriana e più in generale sulla tematica dei rifugiati. Avevamo già collaborato in passato con Cheap, collettivo bolognese impegnato in progetti di street art, con la promessa di uscire su Bologna con una campagna sociale congiunta. L’incontro poi con Dronio, fumettista e illustratore bolognese, impegnato soprattutto con la Marvel America, ha fatto il resto.1

L’obiettivo è informare l’opinione pubblica sulla vita quotidiana di chi ha dovuto lasciare la propria casa, il proprio lavoro e la propria vita, ed è stato costretto a farlo a causa della guerra. 

In che modo questa campagna si collega alla mission della vostra organizzazione e come si integra con le strategie di raccolta fondi che siete soliti pianificare?

Con l’acutizzarsi della crisi siriana, dei flussi migratori e delle chiusure di molte frontiere, abbiamo deciso di affiancare azioni di advocacy e sensibilizzazione collegate alle attività che GVC porta avanti in Siria e in Libano. La prima, è stata il documentario “Syrian Edge”. Le 8 storie che vedete nel centro di Bologna sono tratte proprio dal documento realizzato un anno fa da GVC all’interno dei campi informali che gestiamo tra il Libano e la Siria. In questi mesi abbiamo rafforzato le attività di sensibilizzazione, promuovendo momenti di confronto pubblico, convegni, campagne di informazione in Italia e in Europa, con l’obiettivo di coinvolgere le nostre comunità verso soluzioni condivise e rispettose dei diritti umani di tutti. La campagna #SupportSyria, si muove esattamente in questa direzione.

Dillo con un fumetto

Sappiamo bene come la potenza delle immagini sia fondamentale nel nostro lavoro: voi avete scelto il fumetto, invece della tradizionale fotografia, per veicolare il messaggio. Ci racconti come è nata questa idea?

Abbiamo pensato che da un punto di vista comunicativo, i disegni fossero di maggiore impatto rispetto al materiale fotografico. Colori forti e piatti, per farle spiccare sui muri ocra e rossi di Bologna. L’idea è di ridurre la distanza tra chi guarda e chi è rappresentato. 

Empatia, senso di colpa, ra6bbia … sono tanti i sentimenti che le immagini o i filmati – molti dei quali spesso considerati eccessivamente “forti”, sono capaci di generare nel donatore, che si trova ad agire in maniera istintiva (quasi sempre facendo una donazione!). Quale stato d’animo desiderate che provino i passanti che si imbattono in #SupportSyria? 

Capita che su certi temi la fotografia generi rifiuto, il disegno più empatia. Vogliamo veicolare un messaggio di solidarietà con il passante, obbligandolo ad alzare lo sguardo o a staccare gli occhi dallo schermo del cellulare. Le 8 storie narrano come la guerra possa coinvolgere le persone all’improvviso, cambiandone drasticamente il futuro e le prospettive di vita. Al tempo stesso, queste storie ci dicono anche che la guerra bussa sempre alla porta di qualcuno, e dunque può riguardare chiunque.

Quali azioni vorreste che compissero subito dopo?

Oltre che nel centro di Bologna, è possibile seguire la campagna sui social con l’hashtag #SupportSyria e sul sito GVCforSyria.org, dove è possibile anche acquistare una stampa autografata da Dronio a sostegno dei rifugiati siriani.

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