Il fundraising ai tempi del terremoto: cosa possiamo fare di davvero utile?

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Italy: demolition operation in Amatrice E’ ormai passato più di un mese da quel 24 agosto, quando un nuovo terremoto ha sconvolto il centro Italia, causando ad oggi un bilancio di 298 vittime, centinaia di feriti e migliaia di sfollati tra i territori di Amatrice, Accumoli e Peschiera del Tronto.
Tutti abbiamo seguito con apprensione e dolore i fatti, e sui social network – diventati ormai da anni un bar digitale dove scambiarsi idee e opinioni -sono nate sin dal mattino dopo moltissime iniziative di solidarietà. Ognuno ha contribuito a modo suo per far fronte agli effetti del terremoto: chi ha portato abiti e generi alimentari nei centri di raccolta, chi ha donato il sangue, chi ha fatto una donazione in denaro. Non attivarsi era quasi impossibile: sia per naturale senso di solidarietà e responsabilità, sia perché su Facebook le nostre bacheche sono state letteralmente invase di campagne, iniziative, articoli, opinioni e, purtroppo, anche tante bufale sul terremoto.

Un mese dopo il terremoto

Un mese dopo le terribili scosse di terremoto proviamo a fare una riflessione “a mente fredda” insieme a Paolo Ferrara, responsabile della raccolta fondi di Terre des hommes. Anche il mondo del Terzo Settore, infatti, ha da subito fatto la sua parte: molte ONP, in aggiunta alla Protezione Civile, si sono attivate dopo poche ore con campagne di raccolta fondi straordinarie.

Queste iniziative spontanee, nonostante la bontà del gesto, rischiano di generare confusione ed effetti negativi sulle persone che vorrebbero “fare qualcosa” ma non sanno bene a chi rivolgersi?

La generosità delle persone e la partecipazione della comunità non può essere sottoposta a vincoli o a divieti. Fa parte delle regole della democrazia ed è un segno di grande vitalità. Questo può creare confusione, ma mi sembra inevitabile.

Tutti ovviamente vorremmo il massimo di trasparenza e concretezza rispetto ai soldi, al tempo o ai beni raccolti, ma non possiamo pensare di delegare il controllo a qualcuno diverso dal donatore, soprattutto quando ci troviamo in presenza di piccole raccolte. Ovviamente una responsabilità particolare ce l’hanno quelle organizzazioni che abitualmente fanno raccolta fondi e si rivolgono al grande pubblico che, pur libere di lanciare appelli, dovrebbero essere particolarmente attente nel definire gli obiettivi e i beneficiari dei loro programmi evitando di generare ulteriore confusione. Soprattutto, dovrebbero evitare di “usare” l’emergenza terremoto come strumento di pura raccolta fondi e comunicazione in mancanza di altre possibilità.

Qual è a tuo avviso il ruolo che le ONP che non si occupano di calamità naturali dovrebbero ricoprire in questo momento, per sostenere le persone colpite, senza intralciare i lavori di emergenza e senza inutili “corse” alla solidarietà?

Noi, che pure ci occupiamo di calamità e abbiamo progetti in Italia nell’ambito psicosociale, abbiamo deciso di non lanciare un appello perché l’area dei minori ci sembrava già sufficientemente presidiata visto anche il ridotto numero di bambini nella zona del terremoto. Solidali con le aree colpite abbiamo però sostenuto la raccolta fondi di protezione civile (a cui però non intendiamo fare sconti in caso di cattivo uso delle risorse) e abbiamo messo a disposizione della raccolta di beni le nostre aziende partner che hanno aderito con entusiasmo a una raccolta collettiva coordinata logisticamente dal comune di Milano e dalla Protezione Civile.

La mancanza di un coordinamento del Terzo Settore

Stefano Zamagni, in un recentissimo articolo pubblicato su Il fatto Quotidiano, mette in guardia su un possibile “effetto boomerang” sottolineando la mancanza di coordinamento dovuta, tra le altre cose, all’abolizione dell’agenzia per il Terzo Settore.
Come rappresentante della raccolta fondi di Terres des Hommes, ONG che fa parte di AGIRE, l’Agenzia italiana risposta emergenze, come commenti le sue riflessioni?

Sono d’accordo con Zamagni. Ho l’impressione, a volte, che le ONP stiano tirando un po’ troppo la corda con la fiducia degli italiani. Il coordinamento di AGIRE era nato proprio con l’obiettivo di rendere più trasparente il meccanismo di raccolta e utilizzo dei fondi in occasione delle emergenze umanitarie.

Abbiamo seguito un modello consolidato e di successo in tutta Europa, ma il bambino, come si suol dire, è stato soffocato nelle culla da una cultura che pur invocando a parole l’unità e i coordinamenti, poi sceglie sempre i personalismi e gli individualismi.
Continuo a pensare che sia per le emergenze internazionali che per quelle italiane il modello da seguire sia quello del coordinamento e spero ci si arrivi.

Come “esperto in materia” avrai letto che tante persone sono molto diffidenti rispetto alla destinazione dei fondi raccolti (le vicende del terremoto dell’Aquila ci insegnano molto e ci lasciano un “fardello” pesante ogni volta che dobbiamo parlare di credibilità).
Posto che il fundraiser molto spesso non può fare molto all’interno della sua onp, è evidente che l’atto della donazione passa spesso anche dalla fiducia.

Come possiamo fare per rinsaldare quel legame, oltre che impegnarci nel rendiconto? Basterebbe davvero solo una maggiore trasparenza delle ONP?

Il fundraiser può eticamente insistere su messaggi più corretti. Forse non riuscirà sempre a vincere le sue battaglie internamente, ma deontologicamente dovrebbe impegnarsi in questa direzione. Purtroppo vedo troppi messaggi che nella loro vaghezza nascondono spesso progetti inesistenti, irrealizzabili o strumentalmente iperbolici.
Proviamo almeno a discuterne tra di noi se proprio ora non riusciamo a fare di meglio. Ma non pensiamo che tutto questo sia corretto, perché prima o poi ne pagheremo il prezzo e lo pagherà anche chi si è sempre attenuto con scrupolo a una comunicazione corretta.

Una riflessione era necessaria, e ringraziamo Paolo Ferrara per il suo prezioso contributo. Ci sarebbe tanto da dire e tanto ci sarà quando verrà il momento di rendicontare, di raccontare ai donatori cosa è stato fatto con le loro donazioni. Voi fundraiser vi siete occupati nello specifico di raccolta fondi per questa emergenza? Come avete agito e qual è la vostra riflessione in merito? Condividetela con noi! 

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