Fundraising: stare in piedi non è andare avanti

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camminare

In questi giorni mio figlio ha iniziato a cimentarsi con i primi, buffi tentativi di movimento. Prima si accontentava di rotolare, ora invece punta i piedi, si alza sulle braccia e piega le gambe cicciotte. Poi si ferma a guardarmi. Non sa bene cosa fare, non ha ancora capito come coordinare il tutto, e nell’indecisione resta fermo, dondolandosi un po’ in avanti, finché un po’ frustrato inizia a piagnucolare perché qualche anima pia lo tiri fuori dalla situazione di impasse.

Dovrebbe essere contento, in fondo: in qualche modo sta facendo progressi enormi per uno che fino all’altro ieri quasi non stava seduto. Eppure, leggo nei suoi occhi l’impazienza, il tentativo goffo di capire dove inizia e dove finisce il suo corpo per capire come gestirlo al meglio, come farlo funzionare. Lui vuole spostarsi, camminare, andare avanti!

Questo piccolo aneddoto su mio figlio non è casuale. Il fatto è che in questi giorni sto sfogliando il bellissimo magazine del Festival del Fundraising 2018, e nelle ultime pagine c’è una riflessione del prof. Melandri che mi ha particolarmente colpito.

 

Senza il piano [di fundraising] non si va avanti (dicono loro), senza andare avanti non si riesce a fare il piano (dico io)

Melandri si sofferma anche sul sentimento di urgenza che molte, moltissime organizzazioni non profit hanno quando si avvicinano al mondo del fundraising: il piano va fatto subito, i primi risultati devo vedersi domani e la campagna di raccolta fondi deve partire immediatamente!

Questa situazione è sicuramente pane quotidiano per i consulenti, che vengono chiamati dagli enti con la stessa ansia con cui io vado al Carrefour due minuti prima della chiusura perché mi sono dimenticata di comprare i pannolini. Io stessa ho parlato in questi anni con tantissime associazioni, sentendo più o meno queste parole “Abbiamo un festival/progetto/iniziativa tra due mesi, riusciamo a fare una campagna di fundraising?” Dove per fundraising si intende, nella migliore delle ipotesi, un bando o una sponsorizzazione, e quasi mai un investimento su persone e risorse.

La parola chiave, in fondo, sarebbe proprio “investimento”, in primis economico. Perché bisognerebbe sfatare una volta per tutte l’idea che si possa iniziare a parlare di fundrasing solo quando si ha bisogno di liquidità per andare avanti. Al contrario, può fare fundraising solo una realtà solida, che ha voglia di rafforzare, strutturare e rendere sostenibili le sue attività di raccolta fondi!

Se i consulenti non hanno vita facile, per il fundraiser interno il problema è ancora più ampio, forse: a lui viene chiesto di elaborare un piano di fundraising e di portare a casa i risultati subito, ma si tralascia sempre (o quasi) che molto del suo lavoro è fatto di relazioni, di fiducia costruita tra i donatori e l’ONP e che le prime donazioni possono arrivare anni dopo i primi contatti!

[a questo proposito vi invito anche a dare una lettura al bellissimo PDF sui falsi miti del fundraising scritto da Davide Moro, lo trovate qui sotto!]

 

Stare in piedi non è andare avanti, dicevamo. Stare in piedi vuol dire sopravvivere, partecipare a un bando ogni tanto, dare per scontato che arrivi quell’erogazione dall’ente pubblico di turno, non preoccuparsi di parlare con i donatori – perché tanto loro ci sono sempre.

Andare avanti, invece, vuol dire iniziare a camminare, magari non proprio benissimo le prime volte, ma con l’obiettivo di fare un passo dopo l’altro verso una sostenibilità e una cultura del dono condivisa.

Come si può ottenere tutto questo? In primis, analizzando con molta lucidità se si è pronti per accogliere all’interno dell’ONP un fundraiser (o più di uno): la governance ha voglia di sporcarsi le mani, o vuole solo, più comodamente, delegare qualcuno? C’è disponibilità ad investire tempo e un piccolo budget per le attività di fundraising? Si è disposti a mettersi in gioco? E – in ultimo – si hanno le competenze per valutare se la persona che ci sta davanti è un fundraiser professionista o solo qualcuno che ha letto un po’ di teoria? Non abbiate paura di fare domande, di informarvi, di chiedere: dovete avere la massima fiducia della persona che vi portate in casa, e dovete aver ben chiaro cosa può fare con e per voi. Come nelle migliori relazioni, patti chiari e amicizia lunga!

PS: ci vediamo al Festival del Fundraising? Se hai piacere di fare due chiacchiere scrivimi, troveremo sicuramente un momento per parlare davanti a un buon caffè!

 

 

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